sabato 24 giugno 2017

Come ti mazzuolo il nero




Bancomat, cambiano le regole sui prelievi. 
Oltre questa somma sono “dolori” 

 Chi preleva dal conto corrente una somma che superi mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese,   potrà essere oggetto di indagini da parte dell’ Agenzia delle Entrate. 

A partire dal 15 novembre verrà fissato un limite numerico delle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di banconote in nero,  qualora il contribuente non riesca a avvalorare il contrario 

È questa la variante appena approvata al decreto fiscale e che rischia di far impaurire i contribuenti e risparmiatori. 

Benché la direttiva sulla tracciabilità dei pagamenti ordina che l’uso dei contanti è vietato solo a partire da tremila euro,  e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul c/c (per i quali non vi è alcun tetto massimo), la nuova norma vorrebbe collocare un vincolo particolarmente forte ai correntisti.

sabato 11 febbraio 2017

Popolazione Mondiale attuale al 11/02/17


Popolazione del mondo il

11 febbraio 2017  

7.483.580.550



Nascite in un anno ad oggi
15.862.200

Nascite giornaliere di oggi
 52.200





sabato 6 agosto 2016

Ecco l'auto che funziona ad acqua!

martedì 12 aprile 2016

Ecco l'auto che funziona ad acqua!
Articolo su "la nazione" di oggi 12 aprile 16,   cronaca di Lucca.




giovedì 28 luglio 2016

Reato di bestemmia, carcere o illecito amministrativo?

20 giugno 2015
Oggi, con l’avvento di una penetrante tendenza alla secolarizzazione, il disvalore sociale della bestemmia si è considerevolmente ridotto. L’esperienza comparatistica restituisce risultati disuniformi: nonostante la bestemmia sia considerata un comportamento antigiuridico in una significativa parte della comunità internazionale, molti ordinamenti prediligono una più ampia estensione del diritto di espressione (si pensi agli Stati Uniti d’America ). Il Legislatore ha, nell’ambito di un progressivo fenomeno di deflazione del sistema penale, parzialmente eroso la precedente disciplina, riallocando la condotta della “bestemmia” tra gli illeciti amministrativi. L’illecito amministrativo (ad esempio la c.d. “multa per eccesso di velocità”), pur condividendo alcuni profili strutturali con il reato penale (in particolare i principi di personalità, legalità, tassatività, capacità), se ne discosta significativamente per il ridotto disvalore giuridico e per la relativa inferiore entità della pena.
Nel prosieguo si darà conto principalmente degli elementi costitutivi dell’illecito ed, in particolare, della configurabilità nell’ambito dei moderni social network. Attualmente l’art. 724 del Codice Penale prevede, per chiunque pronunci bestemmia, la sanzione amministrativa nella misura massima di euro 309. Il precetto ha subito un intervento erosivo della Consulta che, con una pronuncia del 1995, ha espunto il riferimento al credo cattolico come “religione dello Stato”, sulla scorta della modifica dei Patti bilaterali tra Repubblica Italiana e Chiesa Cattolica noti come “Lateranensi”. Quanto al soggetto attivo, l’illecito può essere commesso da chiunque (si trattava in passato di un “reato proprio”) ed, in riferimento al bene giuridico oggetto di tutela, può pacificamente ritenersi che esso si identifichi col sentimento religioso e con la libertà di professione del credo. La norma richiede, ai fini della configurabilità dell’illecito, che la condotta sia tenuta “pubblicamente” e quindi in luoghi accessibili ad altri soggetti. Molto discussa è la possibilità di ritenere la sanzione applicabile nel caso in cui la bestemmia si concretizzi per il tramite di mezzi telematici di comunicazione. La giurisprudenza consolidata considera i “social network” luoghi pubblici. Il tema è tornato agli onori della cronaca a seguito di un generalizzato malcontento dei credenti per il proliferare di siti web e pagine sui social network caratterizzate da contenuti oltraggiosi per il cattolicesimo e, più in generale, per l’altrui sentimento religioso. Nello specifico caso delle pagine sui social network, si era spesso profilato il più grave reato di “Istigazione a disobbedire alle leggi”, condotta penalmente sanzionata all’art. 415 del Codice Penale con la reclusione da sei mesi a cinque anni. In alcuni siti e pagine web si è manifestata la preoccupante tendenza degli utenti alla realizzazione e condivisione di testi, immagini ed altri file multimediali a contenuto spregiativo nei confronti del sentimento religioso. Assunto che la bestemmia costituisce illecito amministrativo, la condotta del soggetto che, personalmente o telematicamente, istighi o induca altri all’atto di bestemmiare rientra infatti nel perimetro della fattispecie citata del 415 C.P..
L’oggetto della bestemmia era indicato genericamente, nel testo censurato dalla Consulta, in “simboli” e “persone” venerate dalla religione. Nel testo originario si considerava bestemmia, quindi, non solo l’invettiva verbale rivolta alla divinità, ma segnatamente l’oltraggio a simboli del culto (si pensi alla croce) o a soggetti destinatari di venerazione. Eppure, la giurisprudenza di merito ha disatteso le aspettative più rigoriste: il vilipendio alla Vergine è stato infatti in più casi escluso dall’area di punibilità della norma. Tra i tanti, una richiesta di archiviazione in tal senso è stata in passafo accolta dal Tribunale di Bologna, aderendo alla prospettazione che, non trattandosi di divinità in senso stretto, la Madonna non goda delle stesse garanzie di tutela. Nonostante l’intervento erosivo della Corte Costituzionale abbia espunto il riferimento alla “religione dello stato”, de facto la norma è rivolta alla tutela specifica (ed unica) del credo cristiano cattolico.
Fino al 1999, in Italia bestemmiare è stato sempre considerato un reato, precisamente un reato contro i “costumi” Italiani, la formula originaria della legge, fu formulata nel lontano 1930, per poi nel 1999.

Quest’oggi il “Reato di bestemmia” è stato reintrodotto, sembra che sotto le incessanti e annuali pressioni del Vaticano (In vista della sempre più usuale abitudine dei giovani di bestemmiare con facilità disturbando non solo la quiete pubblica, ma anche le tradizioni e i costumi dell’Italia)  il governo Renzi si sia finalmente mosso a riguardo, introducendo questa nuova legge con il Disegno di legge 25-99.11.
Sarà in vigore dal 2016, finalmente la Corte di Cassazione potrà fare in modo che le innumerevoli bestemmie, sempre più presenti nel gergo della popolazione italiana, cessino completamente.
La pena per  qualsiasi bestemmia pubblica, è punita con una sanzione amministrativa che può andare dalle 52 alle 856 euro, inoltre in caso di bestemmia rivolta a pubblico ufficiale, o in caso di recidiva, il bestemmiatore può rischiare dai tre ai sei mesi di Reclusione